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VITERBO – Inizierà domani la sua seconda stagione, l’avventura di Marco Arturo Romano al timone della Viterbese, un mix di buone maniere e ottimismo all’ennesima potenza. Romano spera possa essere l’anno giusto, quello in cui tutto possa a andare per il verso giusto, anche se la Viterbese – come tutte – inizia in mezzo ad uno scenario complesso, quello del calcio del Covid. Riparte da Terni, dove sarà seduto in tribuna d’onore e guarderà la sua rinnovata creatura. Fin dalla proclamazione dello sciopero aveva assunto una posizione decisa, favorevole a giocare al “Liberati”, anche quando in molti erano convinti che avessero prevalso i “venti di guerra” dello sciopero.

–          Presidente, alla fine si giocherà!

“Noi fin dall’inizio avevamo scelto di seguire quelle che sarebbero state le direttive dell’organismo dal quale dipendiamo. Saremmo comunque partiti per Terni, a qualsiasi condizione. Abbiamo lavorato tanto e impiegato energie non certo per perdere a tavolino. Fa piacere, comunque, che alla fine sia tutto regolare”.

–          Non crede che la serie C abbia problemi più grossi di quelli rivendicati dall’AIC?

“Senza dubbio, a cominciare dalla composizione dei gironi, problematica per la quale noi avevamo messo per iscritto la nostra richiesta di raggruppamenti “nazionale”, ma nessuno ha voluto fare una battaglia, seguirci nell’idea”.

–          E il minutaggio degli under?

“Mah, alla fine era stato deciso un criterio condiviso da molti, per cui non c’era bisogno di una sollevazione popolare. Molto più grosso, anche in questo caso, il problema legato allo sbilanciamento dei gironi, per cui abbiamo chiesto che i fondi dovuti alle società per l’utilizzazione dei giovani siano suddivisi in maniera diversa, perché al nord, ad esempio, è molto più facile giocare con gli under e c’è chi ne schiera anche cinque o sei!”

continua
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