L’AUGURIO DEL NOSTRO GIORNALE AL PREFERITO DEGLI ANNI ’70, A CUI ABBIAMO ANCHE RISERVATO UN ALTRO SPAZIO PARTICOLARE

Francesco Moser festeggia oggi il suo settantesimo compleanno, essendo nato il 19 giugno del 1951 in frazione Palù del Comune Giovo, municipio trentino di 2.500 abitanti, a circa 500 metri di quota. I festeggiamenti sono già iniziati, ricordando le 273 vittorie da professionista ottenute nel corso della sua eccezionale carriera. Moser, infatti, ha vinto un Giro d’Italia, tutte le classiche nazionali, dalla Milano-Sanremo al Giro di Lombardia, tre Parigi-Roubaix e una Freccia Vallone, oltre ad un campionato del mondo su strada e uno su pista, nell’inseguimento individuale. E’ il ciclista italiano con il maggior numero di successi, precedendo Giuseppe Saronni (193) e Mario Cipollini (189).
GLI ABBIAMO DEDICATO QUALCHE PAGINA DEL NOSTRO NUOVO LIBRO CHE VERRA’ UFFICIALIZZATO IL 26 GIUGNO …

Ieri come oggi. Come nel settantasette, ai Mondiali in Venezuela, quando Francesco Moser vinse la maglia iridata. Trionfo per lui e per il suo patron, quello dei gelati Sanson, che, per l’occasione, mise in commercio un nuovo ghiacciolo al gusto di menta, arancia e limone, un trittico che piacque molto. Era il quattro settembre e quelle immagini – alquanto sfuocate – dal Venezuela ci fecero gioire per l’ottavo italiano capace di indossare la maglia iridata, quattro anni dopo Felice Gimondi, al Montjuïc. A San Cristobal il trionfo era di Moser,  il quale, un anno prima a Ostuni, lo aveva sfiorato, battuto in volata da Maertens, in uno degli sprint più lunghi della storia del ciclismo.

Stavolta il competitor è Didi Thurau, pioniere germanico, dopo Altig e prima di molti altri contemporanei. Moser tira, tira sempre lui. Fora. cambia la ruota, riprende Thurau  e lo batte in voltata. Una volata che, anche stavolta, sembra non finire mai. Quasi la fotocopia sudamericana di quella pugliese di un anno prima. Sotto una pioggia torrenziale. 

Erano anche i tempi di un passaggio generazionale che il ciclismo stava vivendo. Da una parte i “vecchi” come Merkcx, Gimondi e Bitossi, dall’altra i giovani come Moser, Hinault e Saronni. E fra i prosecutori del ciclismo, dopo la caduta del “dio Merckx”, quindi, c’era anche lui. Razza testarda, trentina, di nome Francesco.  

 
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