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LE “CHICCHE” DI BRERA. UN VOTO ALLA “BANDA BAGNOLI” …

 

Gianni Brera e lo storico scudetto del Verona: le pagelle dei protagonisti e l’esaltazione del loro allenatore.

“COSI’ è fatta. In alto le bandiere e i canti per il Verona campione d’ Italia! Ha pareggiato sul campo dell’Atalanta a furor di logica: ha retto con ammirevole dignità gli assalti per niente labili dei suoi giovani ospiti. Chi si è illuso che lo condannasse il limpido (e fin troppo agevole) gol di Perico si è dovuto ricredere con tutti i pentimenti del caso. Non appena ha voluto, il Verona ha eguagliato l’Atalanta con una serie inciuccante di passaggi, una decisiva rifinitura di Galderisi a ritroso e un rabbioso sinistro di Elkjaer Larsen.

Subito dopo, l’Atalanta si è rassegnata: il Verona le aveva lasciato intendere che avrebbe anche potuto vincere: e questo non sarebbe stato giusto per Sonetti, che con quel pareggio batteva a sua volta un record. l’Atalanta è un collettivo quasi perfetto nelle connessioni e negli equilibri: ma, certo, Sonetti non aveva altro mezzo per ovviare alla modestia della classe.

Circa il Verona neo-campione d’ Italia, il discorso è quasi identico per quanto si rifà alla fusione del complesso e cambia solo, ovviamente, per quanto si rifà ai mezzi tecnici. l’Atalanta ha solo Stromberg di livello internazionale certo; il Verona ha Fanna, Galderisi, Garella, Briegel e Larsen, per tacere di Tricella e Di Gennaro, di poco sotto. Manca una giornata al completamento del calendario e quindi non è possibile procedere a considerazioni tecnico-statistiche.

Fin da ora si può affermare che il Verona ha vinto con pieno merito il primo scudetto della sua storia, invero non particolarmente gloriosa. Non aver alle spalle un grande passato è elemento che ancor più valorizza l’impresa compiuta quest’ anno: ma certo la conquista di uno scudetto non è mai il prodotto del caso: in effetti il Verona veleggiava da quattro anni verso traguardi del tutto inconsueti.
La sua ascesa, graduale e costante, si spiega con l’oculata misura dei dirigenti amministrativi (Guidotti e Chiampan), con l’intelligenza dei dirigenti tecnici (Mascetti e Bagnoli). Senza misura amministrativa è inutile l’intelligenza tecnica e senza intelligenza tecnica è inutile qualsiasi sforzo amministrativo, anche folle. Il calcio italiano è sciaguratamente avviato a una colossale bancarotta per incoscienza di molti presidenti di società e per palese insufficienza di norme giuridico-fiscali.

Ora, fra gli incoscienti non rientrano certamente i veronesi e non per altro ho parlato di oculata misura. Ma la legge ferrea del calcio internazionale condanna a priori una squadra fondata sui miracoli del risparmio. La constatazione è fastidiosa e anticipa dispiaceri evitabili solo con la meditata perdita della misura di cui sopra. In momenti di così sfrenata gioia, non è neppure di buon gusto richiamare alle immancabili disillusioni di domani: però il discorso mi viene imposto dalla stessa gratitudine e dall’ammirazione che nutro per Bagnoli e Mascetti.

Bagnoli è tecnico di mirabile pragmatismo: le doti umane in lui poco palesi per la sua naturale introversione, risaltano sul piano pedagogico e persino sul piano etico. I suoi allievi lo sanno bene e per questo gli sono affezionati: li considera uomini, non solo macchine da gioco, suscettibili di fusioni e connessioni magicamente articolate negli schemi. Personalmente ho provato grande soddisfazione quando un uomo serio e preparato come Bearzot ha pubblicamente affermato che il modulo della sua nazionale si riconosce in quello che Bagnoli ha allestito per il Verona. Era e rimane un riconoscimento di grande valore morale che fa onore a Bagnoli ma anche a Bearzot che lo ha espresso.

Bagnoli ha ricevuto pressanti sollecitazioni a lasciare il Verona quando ancora la conquista dello scudetto era possibile, non certa. So di due grandi società che non nomino per non venir meno ai miei impegni deontologici. Bagnoli ha deciso di rimanere a Verona quasi per un desiderio di ascesi professionale, un rendimento di grazie al destino che l’ha tanto premiato quest’ anno e che potrebbe non ripetere i suoi doni l’anno prossimo. Bagnoli aveva già lasciato una squadra dopo aver vinto e non voleva si rafforzasse una fama immeritata. Sapeva, sa anche lui perfettamente che il Verona non sarà più questo complesso di sobria magia: se ne va Fanna, se ne va Garella, se ne va Marangon. La perdita più grave è quella di Fanna, sicuramente insostituibile. Con lui incomincio a tratteggiare il profilo tecnico-stilistico dei neo-campioni.

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Fanna: è il tipico emigrante furlano. Ne ha scritte sul volto le profonde angosce e gli sforzi virili per superarle. Ha lasciato la famiglia a quattordici anni, come un singolare garzone di pedata. Ha imparato a Bergamo, non è riuscito a progredire in Juventus ed è stato dimesso perchè troppo emotivo e negato a goleare. Bagnoli l’ha reinventato jolly prodigioso: corre da una linea di fondo all’altra, batte con i due piedi: difende, imposta e rifinisce, raramente conclude. l’Inter lo vuole per sostenere il settimino Brady e crossare per Altobelli e Rummenigge. Bearzot lo vuole per la nazionale campione del mondo.

Garella: volto intelligente e matto del cascatore specialista: stile inventato ogni volta, secondo coordinazione sbirolenta. Bagnoli dice: “Non credo alle rigenerazioni: se non era mica buono non usciva (dalla mediocrità)”. Quest’ anno avrà parato cinquanta tiri-gol. Un miracolo che tenterà di rinnovare al Napoli. Un portiere non può farti vincere il campionato; però può fartelo perdere. Senza Garella, il Verona poteva finir male.

Ferroni: molta sfortuna dopo un ottimo inizio. Visto poco o forse troppo (per esempio con il Torino in casa, quando fu pescato da dribbling risolutivi).

Marangon I: tipo estremamente simpatico, pronto a chiedere l’apertura verso il suo out, che è il sinistro: l’Inter lo vuole per non rivedere le sue finte ali sinistre, arrivare all’estrema, fermarsi e poi voltarsi in dribbling per battere il cross con l’unico piede, il destro. Partite memorabili, non recenti. Piuttosto incolore nel finale.

Tricella: della prodigiosa tribù cernuschina, madre di Scirea e Galbiati. Pronto a lanciarsi per dettare il disimpegno e costruire lungo: forse migliore in lui il costruttore che non il difensore. Possibilità di migliorare molto.

Fontolan: recupero clamoroso di Bagnoli: acrobata insigne negli stacchi; lento nei gesti minimi; buon battitore. Tutti lo danno per milanese: è comasco di Garbagnate Rota.

Volpati: si è sposato ieri (auguri) e si laureerà domani (maana) in Medicina: intanto gioca con spietato pragmatismo annichilendo l’avversario marcato da lui e valorizzando il gioco di Di Gennaro, cui si offre per il passaggio sicuro (in quanto è bene smarcato). Secondo Bagnoli durerà ancora due anni. Ne ha trentaquattro.

Di Gennaro: emulo di De Sisti ma con lancio lungo più forte e pulito. Bagnoli gli insegna i segreti del centrocampo, fondati sulla misura dinamica, cioè sul risparmio e sulla arcigna riconquista della palla.

Sacchetti: cursore come Bruni, abile conduttore in TV: l’ho visto poco: difende bene e questo importa a Bagnoli.

Briegel: è un armadio che i tedeschi facevano giocare terzino d’ala: Bagnoli lo inventa centrocampista: la sua resa è fenomenale: prepotenza atletica: ipertrofia crurale che rende sgraziato il suo correre e il suo tocco: sporca la palla ma con il sinistro cannoneggiata fortissimo e in acrobazia la fa da match-winner. Che più?

Galderisi: l’è terron de caratter, dice Bagnoli, e persino menestrello: però si batte con un coraggio da leone: difende la palla come pochi: a me ricorda el Guarnieri de l’Ortiga, centravanti dell’Inter 1940: un nano prodigioso.

Elkjaer Larsen: danesone estroverso, matt come on cavall (dice Bagnoli): falcata distesa da duecentista: tiro forte, specie con il destro. Lungo periodo di assenza per malanni contratti in nazionale. Diventerà anche acrobata, se si applica.

Questo doveroso omaggio ai neo-campioni mi brucia lo spazio per il resto. La gnagnera ha preso quasi tutti, alle spalle del Verona, e il Como deve ancora sperare di salvarsi, il che significa che l’Ascoli non è ancora condannato secondo aritmetica. Chiedo scusa per la fretta. Chiudo.”

Gianni Brera

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